Questo blog parla dei tentativi e forse anche dei successi di chi, ogni giorno, tenta di scappare dalla gabbia che gli è stata costruita intorno per riconquistare la propria libertà perduta...

Eccomi

Blogger: privateoutrage
Io credo che l’Amore Vero esista. L’Amore che non chiede niente e che si limita semplicemente ad amare. Un Amore che disseta il desiderio di Libertà e che emana dolcemente il suo delicato profumo verso colui che sceglie di crederVi. Alcuni lo chiamano “Dio”, altri lo hanno nominato “Vana Illusione”… Ma se fosse solo un ideale senza senso, allora quando sarò sul letto di morte sarò fiero di aver dedicato il prezioso tempo che mi è stato concesso di vivere, alla ricerca di questo fantastico sogno...

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martedì, 30 ottobre 2007

Non Parlare

Non serve

Guarda

Semplicemente

Fatti penetrare

Accogli la vita

In Te

Postato da: luisa.splinder.it a 21:16 | link | commenti (2)
vita

lunedì, 29 ottobre 2007

Postato da: privateoutrage a 14:10 | link | commenti
immagini

giovedì, 25 ottobre 2007



Quando una rosa

E
fu bocciolo
la rosa ora appassita

Sostò al sole
in una guerra stanca
di ombre e bagliori

corolla stretta
con labbra chiuse
a torcer bellezza

di spine il suo stelo
negato a ogni mano d'amore

Cosi ora,
scricchiola
nel suo riposo eterno
non trovando pace
E
nel silenzio della mia notte
mi par di sentire
il suo gemito disperato.

Ancora.
e
ancora.

Postato da: nuccina1 a 18:05 | link | commenti (1)
pensieri, memoria, versi, emozioni, storie di vita


Sfiora la sera


Sfiora la sera di radice di luna
forte di colori rapiti e di segni
l'onda si solleva di mare e di mani
parla di labbra e di seta nera
il vento che scuote a carezza lieve
complice in attesa  si stende sul letto
sfiancato il buio si spezza d'alito
se il cuore insegna sapori alla notte

Venexiana

Postato da: Anake a 14:34 | link | commenti (1)
erotismo

lunedì, 22 ottobre 2007

La mia fede
è un carico enorme
appeso a un filo sottile,
proprio come un ragno
appende i suoi piccoli a una tela fine,
proprio come dalla vite,
esile e rigida,
pendono grappoli
come occhi,
come molti angeli
danzano su una capocchia di spillo.

Dio non chiede troppo filo
per restare qui;
solo una venuzza
e sangue che vi scorra
e un po' d'amore.
Come qualcuno ha detto:
l'amore e la tosse
non si possono nascondere.
Neppure un colpetto di tosse
neppure un amore minimo.
Perciò se hai solo un filo sottile
a Dio non importa:
Lui te lo troverai tra le mani facilmente
proprio come una volta con dieci centesimi
ti potevi prendere una Coca.

A.Sexton_Filo Sottile

Postato da: MariaBenedetta a 15:08 | link | commenti
poesie, poesia

mercoledì, 17 ottobre 2007

Quarantasette

C'è uno che fa finta. Fa finta di essere buono.
C'è uno che non sa. Non sa come si fa.
Altri.
Sento la sua tosse.
Non vedo legami: non appartengo.
Vorrei.
Sensi di colpa.
Non faccio.
Parole di gente mai conosciuta.
Nessuna risposta.

Ancora
Senza te
Il viaggio
Dentro me
Sudo
Il cuore
Batte
Tensione
Muscoli
Tocco le mani

Fredde

Collo

Il respiro rimane fermo
Rabbia indefinibile.

Come fai a definire la rabbia?

Sale
Razionalizzi
Non puoi
Ora
Occhi uguali a se stessi
Immutabile
Si aliena
Un lago
Inspiro
Bocca.

Ridere o piangere?

Smorfie
Denti stretti
Mi domando
Ti domando
Pensieri di azioni inutili
Lettere.

Forse

Vorrei

Solo

Cambiare

Il mondo.
 

Postato da: privateoutrage a 18:57 | link | commenti
poesie, poesia

Il giorno dopo il penultimo post è morta.
E' morta una persona a cui la mia esistenza resterà legata in eterno. La mancanza, tutta una vita per abituarsi a questa cosa. E' successo più o meno due mesi fa. Una telefonata fatta da mia madre ad un orario insolito per avvertirmi che c'era stato un peggioramento, chiedendomi di scender il + presto possibile. In passato erano successe tante cose, ma mai mia madre mi aveva avvisato, con quel "peggioramento" sapevo cosa mia madre non mi aveva voluto dire, in cuor mio speravo (eh sì la speranza è l'ultima a morire). Quella mattina avevo ricevuto la chiamata di mia madre, il tono della sua voce, le sue parole avevano un messaggio implicito per me, e per quasi un'ora non fecero altro che riecheggiare nella mia testa, quello che facevo non lo ricordo quasi per niente. Poi un'altra telefonata. Mio zio. Mi chiedeva quando scendevo visto che il giorno dopo c'erano i funerali. Non sono riuscito a finire la chiamata. Ho chiuso. Per anni ho vissuto con mille paure scatenate da una futura mancanza. Ed in quel momento quelle mille paure mi stavano toccando. La mancanza era lì accanto a me. E' tutt'ora dentro di me. Si nasconde dietro il quotidiano, ma la mancanza è una brutta cosa, in contesti poco consoni, si arma di un ricordo vivido e fulgido per pugnalarti e farsi sentire in tutto il suo dolore. Così chi mi vede a volte, mi vede sorridere e parlare tranquillamente, ed un istante dopo occhi lucidi e con il pensiero rivolto al passato, assente da li per qualche secondo. Troppi ricordi ha come arma la Mancanza, spero di abituarmici ai suoi attacchi. Eccola.

L'arma del momento: l'ultima volta che l'ho vista, prima d ripartire, immerso nel suo sguardo, lei che continuava a chiamare chiunque con il nome di mia zia, anche in quel momento, ma con gli occhi diceva tanto, che mi riconosceva e che era contenta di vedermi. Io la salutavo, piegandomi sulla poltrona dove sedeva, abbracciandola e dicendole all'orecchio che le volevo bene, promettendole che ci saremmo rivisti presto, promessa che io (e credo anche lei) sapevo che col passare del tempo non sarebbe stata mantenuta prima o poi, e le venivano gli occhi rossi e si riempivano di lacrime. Ed io provavo a non dimostrarle d star male, ma ci riuscivo a stento, quando stava bene non riuscivo a nasconderle nulla di quello che mi turbava, capiva quando stavo male e spesso sapeva cosa fosse. Secondo me, anche in quei momenti, capiva come stavo.

Il pomeriggio presi un treno e in nottata fui a casa. Tutta la mia famiglia era riunita a casa di mia zia. Nell'aria si avvertiva la Mancaza da parte di tutti, in fondo era una persona speciale per chiunque la avesse incontrata nel proprio cammino. Tutta la famiglia si stava facendo forza, erano li seduti al tavolo, mi stavano aspettando, e nel frattempo mangiavano e bevevano un po' di vino. In quel momento avvertì in maniera forte la Mancanza, ma la sentì diversamente da come faccio ora. Tutti i componenti della mia famiglia, erano un riflesso della persona morta, ne riflettevano degli aspetti che ci aveva trasmesso, e sentivo come se mia nonna fosse ancora presente con noi, come se fosse li seduta accanto a me, come faceva sempre quando mangiavamo tutti insieme. Quei riflessi di lei, mi diedero la forza di sorridere e cercare di non piangere (almeno lì).

Il giorno dopo. Il giorno del funerale. Mi vestì come al solito, niente nero o altro, non volevo dare nessuna dimostrazione convenzionale del mio dolore, chi mi conosceva bene sapeva quanto stessi male. Mi ero ripromesso di farmi forza, ma non sempre sono riuscito ad esser forte, sempre se dimostrare il dolore che si prova per la mancanza o assenza sia dimostrazione di debolezza. Fino a poco prima di entrare in chiesa ero rimasto tranquillo, ma appena entrai, vidi una mia prozia che mi veniva incontro col viso sorridente, ma il sorriso era un modo per dipingere di un altro colore il dolore che provava, insieme alla visione dela bara messa di fronte all'altare, era li, visibile e tangibile, la prova che se ne era davvero andata, non riuscì a trattenermi, il fiato saltellante e gli occhi pieni d lacrime senza rendermene conto. Durante la messa, i ricordi mi aiutarono a tenerla viva nella mente e pensare che lei fosse dentro di me, tramite abitudini e modi d fare mi fece star bene, anche se ogni tanto la lacrima furtivamente sgorgava. Finita la cerimonia, quando tutti i presenti si presentarono per fare le condoglianze, sentì mille emozioni salire che non potevo sopportare, chiesi a mia sorella di uscire, mi accompagnò fuori. Fu peggio. Vidi alcuni miei ex-compagni di squadra, alcuni dei quali mi ricordarono, le serate, post-allenamento passate con loro a casa di mia nonna, con mio zio (mio compagno di squadra) a ridere e scherzare con mia nonna mentre guardavamo la televisione. Fui colto da un'improvvisa tempesta di singhiozzi bagnati dalle mie lacrime. Fino a quel momento nn avevo visto piangere mia sorella, ma quando vide che cedevo, lei mi venne dappresso, e mi fece forza dicendo:"Così è peggio, non fare così" giusto 10 secondi dopo e tutto sembrava passato.
Accompagnammo la bara per l'ultima volta nei pressi d casa nostra, una zona dove mia nonna aveva vissuto per quasi 50 anni. Dopo pochi minuti tutti in macchina per accompagnare la bara al cimitero. Lì al cimitero avrebbero saldato la bara e quindi ci è stato chiesto se volevamo vederla un'ultima volta; con mio nonno, tre anni fa nn lo avevo voluto fare, ma poi un po' me ne pentì, in verità nn volevo vedere mia nonna nella bara in quel momento, ma mia zia disse una cosa che mi spinse a farlo "Chissà fra quanto tempo la potremo rivedere" questo mi spinse ad andarla a vedere un'ultima volta. Era sempre stata molto chiara di carnagione, ma in quel momento il pallore della sua pelle parlava di morte, era anche vero quello che mi diceva mio zio per tranquillizzarmi, sembrava che dormisse. Ma giusto in quel momento ebbi il primo attacco della Mancanza, mi ricordai quando dormivamo insieme, nel letto grande, e per farmi dormire lei mi appoggiava la sua piccola mano sul viso, e per farmi prendere sonno mi accarezzava l'orecchio oppure col pollice effettuava una sorta di massaggio sulla palpebra. E lì colto alla sprovvista in un momento così caldo per tutti, scoppiai in lacrime.

Quei due giorni che passai a casa, fu come uno scandagliare gli stati d'animo di tutta la mia famiglia. Spero di riuscire a reggere gli attacchi futuri della Mancanza. Più scorre il tempo e + avverto la vita come una corsa verso la pazzia, unica nostra amica che ci può aiutare ad accettare e  sopravvivere a certe cose.

Postato da: bearzebu a 09:23 | link | commenti (1)
bearzebù

domenica, 14 ottobre 2007

Sono tornata!!!
Baci...
Vale

Postato da: eclissidisole a 23:29 | link | commenti

mercoledì, 10 ottobre 2007

Chiamatemi, gridatemi
pestatemi, buttatemi
umiliatemi, schernitemi
tutto questo solo per restare.
E' lo scuro colore delle mia pelle
questo nero che mi differenzia da voi
quasi come fosse una maledizione per me
perchè, perchè, perchè
voglio solo essere libero, vivere e lasciare vivere,
lavorare, sudare, costruire parlando a tutti con un solo grido:
l'inno della libertà!

Postato da: Maurizi074 a 14:50 | link | commenti
poesia

domenica, 07 ottobre 2007


Irina's Paintings



Anima 


Fiore germogliato da un ricordo

in un soffio caldo di primavera .

Diamante che splende al sole dell’anima

gaia e profonda

 come radici che attorcigliano l’infinito.

Unione di riverberi

e guizzi di piena luce.

Ghiaccio…gelido e liscio

cereo e fragile.

Lama che non recide

Lama che non interrompe,

ma… bagna di calde lacrime…

che sgorgano copiose il fluire dei ricordi.

Anima incorrotta …

anima scheggiata…

da furiosi e blasfemi burrasche.

Uragani di  fosche  illusioni.

Io regina senza impero

ti cerco ancora

sfiorando dolcemente la tua vita



Silvana Bilardi

Postato da: SilvanaBilardi a 09:00 | link | commenti (1)